Dedicato a Roberto Dinacci

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Nome: Maria Franco
Insegno a Nisida dal 1984. Ho curato il blog: http://dedicatoaroberto.splinder.com e attualmente curo il blog:http://treconchiglie.splinder.com

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giovedì, 01 gennaio 2009

Nuovo anno... nuovo blog

Caro Rob,
 
ho deciso di … raddoppiare. Avrei voluto raccogliere, con questo blog, molte più testimonianze: far parlare soprattutto “gli altri”, quelli che ti hanno conosciuto e amato a Quarto, a Portici, all’Università, nel partito e nelle Istituzioni. E ci sono riuscita troppo parzialmente.
Ma, a Nisida, ho in agenda un bel po’di lavoro a te dedicato  che, magari, meriterà di essere raccontato. E alcuni ragazzi delle scuole che hanno letto Un vaporetto bianco fa la spola… mi hanno chiesto di continuare a parlare di te…
Lo farò da oggi in un nuovo blog: http://treconchiglie.splinder.com
 
Ciao,
Maria
postato da: mariafranco alle ore 19:02 | link | commenti (2)
categorie: nuovo anno nuovo blog
sabato, 13 dicembre 2008

Un augurio speciale

Miei cari, quale millennio
è adesso nel nostro cortile?
Boris PasternaK
L’amore è sempre
vigilia.
Ha in sé
l’Anno Nuovo
dell’anima.
Andrej Voznesenskij
Caro Rob,
al gruppo dedicato a Roberto di facebook si sono già iscritti centinaia di tuoi amici.
Forse finalmente – grazie a Benedetta, che vive in Toscana e non ti ha conosciuto, se non attraverso le parole di altri – hanno trovato il luogo in cui possono cominciare/continuare a raccontarti.
 
Come avevo scritto qualche post fa, (La nostra eredità del 27 novembre) a questo punto il blog può, davvero, fare un passo indietro. Almeno per quanto riguarda me, che torno volentieri al silenzio dell’isola che così tanto hai amato.
 
A tutti quelli che ti vogliono bene, vorrei fare un augurio speciale: che possano guardare il mondo, almeno per un pizzico, come l’hai guardato tu.
 
Ciao Rob,
 
Maria
 
postato da: mariafranco alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: caro roberto, un augurio speciale
giovedì, 11 dicembre 2008

Bello di zia

Non ce la faccio a pensarti lontano.
Guardo le tue foto di oggi e contemporaneamente sfoglio l’unico album che ho dedicato ai nipoti: eravate tutti piccoli. Guardo le due foto del mio matrimonio dove ci sei anche tu, ed in entrambe, quasi presagio di un legame futuro, poggiavo la mia mano sulla tua spalla. Per amore, per protezione.
Scusa, bello di zia, se, invece, non ho saputo proteggerti.
Tante volte, da quando ti sei allontanato, ho provato a scriverti, quasi a non voler interrompere quel filo su cui viaggiavano tutti i nostri sms. Ho tanti frammenti conservati, forse in attesa di te che in un attimo di calma, deciderai di leggerli.
Li avrò con me, quando saremo di nuovo insieme.
Oggi chi ti ha conosciuto, ti ricorda, ti esalta, onora la tua memoria: la memoria di “un grande”, politico, benefattore, cuore d’oro, insomma, una persona davvero speciale.
Quello che pochi sanno, e che tu eri speciale anche in altre occasioni, speciale ed allo stesso tempo ragazzo come tanti.
Ricordo tutte le volte che venivi allo studio ed avevi bisogno solo di un conforto, richiesta inespressa, ma tanto evidente tra di noi. Sempre avevi un pensiero per me: una pianta, un pupazzo, e sempre me li “piazzavi” in mano con semplicità, dicendo un semplice “zia”, con due “zeta” quasi a voler sottolineare il rapporto di sangue e di amore che ci legava. Poi mi abbracciavi e ti sedevi alla scrivania, di fronte a me. Ricordo una volta in particolare che i tuoi occhi erano tristi e mi guardavi senza parlare. Io rimasi in silenzio, e ti accarezzai la mano poggiata sulla scrivania.
Eri davvero triste.
Avevi litigato con mamma e papà a causa dello studio, e tu questo non lo potevi sopportare: mamma che non ti parlava.
Ti sentivi piccolo piccolo, inadeguato di fronte al mondo, solo perché avevi tante cose da fare ed era difficile spiegarlo a genitori tanto preoccupati per il tuo futuro.
Mi chiedesti tuo padre da ragazzo com’era. Ti cominciai a raccontare una parte della nostra infanzia e gioventù e che anche tuo padre aveva sempre qualcosa di meglio da fare piuttosto che studiare.
Tu ridevi.
Mi resi conto che ero riuscita a trasmetterti “l’umanità” di tuo padre ed a fartelo vedere come un amico del tuo cammino, e non come un intransigente genitore. Fui orgogliosa di me stessa.
Quello stesso anno, mi regalasti una stella di natale, l’unica che sia “vissuta” così tanto tempo.
Quello che non sai è che, quando subii il furto allo studio, insieme alle mie cose, anche lei è stata violata.
La trovai a terra, maltrattata da persone senza scrupoli, e soffrii tanto.
Non ho saputo curare il tuo bonsai, o, forse, è solo voluto andare via, come te, una domenica di marzo che non si cancellerà più.
Tra i messaggi conservati, ce n’è uno che dice “tanti auguri zia, ci vediamo il 6 gennaio” dell’anno 2008. Per la prima volta, avevamo organizzato tutti a casa mia ed anche se tu nutrivi del risentimento nei confronti di mio marito per cose passate, non me lo hai mai fatto pesare. Io lo sapevo benissimo, anche perché con tutto quello che mi era successo, tu non hai mai chiesto come stesse lui, ma non perdevi occasione (ed eri uno dei pochi) a chiedermi come io stessi veramente.
I regali della befana per te, Claudio, Francesco mamma e papà, non li ho mai dati. O tutti o nessuno. Ed a te non sarebbe più servito niente.
La vita è difficile, bello di zia, e solo il tuo ricordo riesce a farmi rimanere strettamente legata a lei. Ecco, tesoro mio, ancora riesci a fare del bene anche nella tua nuova dimensione.
Oggi piove. Le nuvole ti guardano in questo tuo ulteriore breve viaggio. Io ti penso.
Donatella Dinacci
postato da: mariafranco alle ore 17:04 | link | commenti
categorie: bello di zia

Soprattutto educatore

roberto Nisida News

 

Ho incontrato Roberto qualche anno fa, ignorando di trovarmi al cospetto di una delle più belle persone, fino a quel momento incontrate.
Le “ belle persone” sono quelle che sanno ascoltare gli altri, che vivono la loro vita predisposti a dare, se ne hanno la possibilità. Sono quelle che esprimono la dolcezza non solo con le parole, sono quelle che hanno dei nobili ideali e sanno essere coerenti nel loro comportamento per mantenerli.
Roberto era questo ed altro! Eppure, quando l’ho visto la prima volta, ho pensato che si trattava del solito personaggio politico, venuto a calcare il palcoscenico di Nisida chissà per quali interessi. Questa impressione l’ho conservata a lungo, anche quando Roberto è ritornato più volte nel nostro istituto per assistere a spettacoli che vedevano i ragazzi come protagonisti o per accompagnarci a manifestazioni esterne di valenza educativa.
La sua frequente presenza a volte quasi infastidiva, perché suscitava un legittimo sospetto di diffidenza in chi, come me, ha avuto modo di incontrare tanti personaggi (politici, artisti, sportivi etc.), passati come meteore per Nisida.
Roberto non era uno dei soliti! Ne ebbi conferma quando dei miei amici che lo conoscevano da tempo, senza sapere che io lo conoscessi già, mostravano il loro entusiasmo nel volermi presentare a tutti i costi “uno che si dava da fare molto con i giovani”.
Quando finalmente ci incontrammo, ricordo ancora il sorriso beffardo e compiaciuto di entrambi, tra l’incredulità e lo stupore delle persone che avevano organizzato quell’appuntamento, alle quali poi spiegammo che ci conoscevamo da tempo e anche molto bene.
In realtà non era proprio così, perché io avevo l’immagine stereotipata del politico, di una persona inappuntabile, sempre con giacca e cravatta, a volte ingessata e persino inadeguata per certe occasioni.
Roberto, allo stesso modo, aveva di fronte una persona avulsa dal contesto Nisida, spogliata del ruolo di “ coordinatore dei progetti educativi dell’istituto”, come amava definirmi.
Da quel momento ebbe inizio un nuovo rapporto tra noi, più vero ed autentico ed io conobbi un'altra faccia della stessa medaglia, quella più bella e più vera.
L’ho visto spesso parlare con i ragazzi del suo quartiere, dare ascolto e accoglienza a giovani con situazioni personali e familiari molto problematiche. Era un leader perché capace di aggregare e di catturare l’attenzione dei ragazzi. Di ciò mi sono spesso compiaciuto perché a volte mi sembrava di specchiarmi, sebbene operassimo in contesti apparentemente distanti. Avevamo molto in comune senza saperlo, le sue frequenti visite nell’istituto ed il suo interessamento per i ragazzi assumevano tutt’altro significato, rispetto a quello che io gli avevo attribuito in maniera superficiale.
I nostri incontri dentro e fuori Nisida divennero più frequenti e la stima per l’altro di entrambi cresceva sempre di più. Il rapporto tra noi divenne più confidenziale, anche se Roberto manteneva sempre quella sua discrezione quando mi chiedeva di quel ragazzo o di quella ragazza impegnati in un determinato progetto, che tipo di percorso avevano fatto e che possibilità avevano di reinserirsi positivamente nel tessuto sociale.
Nisida lo ha ricordato con calore e coinvolgimento emotivo, evidenziando soprattutto la sua attività politica. Credo che ricordarlo solo come politico faremmo un torto alla sua memoria!
A me piace, invece, ricordarlo come operatore sociale e come tale ha dato la sua vita.
A testimonianza di ciò che ho affermato, restano le scritte sulle mura della sua città: “ Roberto vive, Roberto uno di noi”.
 
Ciao Roberto, con stima e affetto
Ignazio Gasperini
    
postato da: mariafranco alle ore 05:26 | link | commenti
categorie: politico ed educatore, soprattutto educatore
mercoledì, 10 dicembre 2008

Piccola proposta agli amici di Quarto

.
Roberto . taglVorrei fare un’altra piccola proposta, anzi un abbozzo di proposta.
Rivolta, questa volta, agli amici di Quarto, alle associazioni culturali della cittadina, alle parrocchie che a Roberto chiedevano insistentemente l’inserimento nel progetto 100Napoli, ai movimenti giovanili di tutti i partiti (Roberto è stato appassionato uomo di partito, ma mai di parte), all’assessore alla cultura, ai quartesi di buona volontà, insomma: non sarebbe un bel modo per ripensare Roberto indire un concorso, con destinatari sia le scuole che il resto della popolazione e aperto a tutta la provincia di Napoli: poesie, scritti, disegni, per lui?
postato da: mariafranco alle ore 05:55 | link | commenti
categorie: piccola proposta agli amici di q
lunedì, 08 dicembre 2008

Piccola proposta per 100Napoli

Roberto, Sepe, Loffredo           Roberto col cardinale Sepe, l'ing.  Falavolti e don Loffredo, in una riunione 100Napoli

“Tu dovrai illuminare un altro giovane Roberto”. Così mi disse Fabio Pagliarini per indirizzare nell’azione il mio dolore per la sua morte. Apprezzai la cortesia del gesto, ma la frase, glielo dissi subito, non aveva senso: perché non ero stata io a illuminare Roberto, era stato lui a illuminare me e, poi, perché non ci sarebbe stato un altro Roberto. Avremmo certo incontrato, nel nostro lavoro, ragazzi intelligenti onesti e preparati, splendidi magari, ma Roberto è stato unico.
 
Forse è anche per questa insostituibilità che nessuno ha mai tolto il suo nome dal direttivo di 100Napoli né alcuno ha mai nominato un sostituto.
 
100Napoli è un progetto a potenziale fortissimo impatto sociale e culturale, come ricorda il cardinale nel suo libro, Non rubate la speranza: “Una risposta alla strada per favorire la rinascita della speranza nei quartieri “di sotto”. Forse è troppo poco per parlare di schiaffo alla camorra, ma dalla Sanità è partito un progetto, una rete che collegherà via internet non solo le parrocchie ma, in uno scambio sinergico di nuova comunicazione, l’intera diocesi e soprattutto i giovani, che potranno meglio attrezzarsi per definire insieme ai loro educatori un presidio di legalità. Uno sguardo coraggioso sul futuro per lasciarsi alle spalle un passato pesante che fa fatica a passare”.
 
L’allestimento di altri laboratori procede, ma un po’ in sordina. In quel progetto, tanti hanno riversato impegno e passione, ma Roberto ne è stato, indubbiamente l’anima. “Mandandolo alla Sanità, a Salicelle, da noi, Nicolais aveva davvero visto bene. Un progetto di potenziale grande ricaduta sociale e un ragazzo competente ed entusiasta, felice di apprendere e di fare, che stava felicemente andando molto al di là degli stretti compiti di una segreteria organizzativa. Dalla Sanità, dove – mi ha scritto Fabio – “gli occhi di Roberto hanno visto la basilica soffermandosi sulle opere del maestro Dalì, le catacombe sottostanti, il bed & breakfast de La Paranza, il laboratorio informatico e la sagrestia ove si è tenuto l’incontro con il Presidente Napolitano”. Ma più ancora hanno guardato la brulicante umanità dei vicoli, con la gente che sembra quasi non chiedere una vita diversa da quella che ha e i ragazzi non hanno nessun progetto di futuro e, magari, aspettano che qualcuno, dall’alto, dia loro un’indicazione, un ordine qualsivoglia. A Salicelle, dove i ritardi e i guasti della nostra società hanno come un punto più alto di concentrazione e non si sa dove mettere mano al cambiamento e negli occhi di bambini già troppo cresciuti c’è come un desiderio di conservare un sogno d’innocenza, che rapidamente s’allontana.
Dovunque, Roberto aveva costruito rapporti solidi, collegando adulti e ragazzi, gente per bene e giovani per male, i fortunati e i maledetti. Aveva sciolto difficoltà insormontabili, inventato possibilità inattese, convinto chi era troppo sfiduciato, tranquillizzato quelli troppo arrabbiati per credere in una nuova possibilità, coinvolto chi, per strada, aspetta che, oltre ai briganti, passi talvolta anche un buon samaritano. Aveva instillato fiducia al vecchio sacerdote ottantenne e al ragazzo che all’anagrafe ne contava sedici e nel cuore centosessanta.
Con audacia, con chi lo affiancava, stava organizzando la speranza dove di ragioni per sperare ce ne stanno ben poche”. (da L’isola di Roberto)
 
E, allora, farei una proposta: ditelo ufficialmente, magari in un pubblico ricordo, che il nome di Roberto dal progetto non se ne va. Al contrario della maglia di un grande giocatore che viene ritirata dalla squadra, il nome di Roberto deve restare perché lui non è sostituibile.
Ma il suo lavoro va portato avanti, fatto fruttare al massimo, continuando su altre gambe.
E qualche ragazzo/a di buona volontà può imparare a fare politica davvero nel territorio.
Come la faceva Roberto non proprio. Ma nel suo segno, sì.
 
postato da: mariafranco alle ore 05:34 | link | commenti
categorie: piccola proposta per 100napoli
domenica, 07 dicembre 2008

IN MACCHINA...

007006
postato da: ClaudioDinacci alle ore 21:00 | link | commenti
categorie: in macchina
sabato, 06 dicembre 2008

Piccola proposta

 
Perché nasca una prateria
bastano un trifoglio, un'ape e un sogno.
E se non ci sono le api e il trifoglio,
può bastare anche il sogno.
Emily Dickinson
 
 
Oggi il blog fa due mesi e una piccola proposta.
Ci sono molti amici di Roberto che frequentano facebook.
Alcuni sono amici fra di loro.
Non vorreste farvi carico di organizzare un Roberto day per marzo, per ricordarlo tutti insieme, gente che frequenta o meno internet,un anno dopo?
Come?
Non potrebbe essere il caso di cominciare a pensarci?  
postato da: mariafranco alle ore 05:32 | link | commenti
categorie: piccola proposta
giovedì, 04 dicembre 2008

Biglietti d'auguri

Alle persone che, in questi mesi, mi hanno commosso (e che sono molte di più di quelle che oggi citerò singolarmente).
Grazie:
 
-          a Salvatore Maglione della tipografia Sama di Quarto. Su richiesta di Roberto aveva stampato, gratis, C’è chiave e chiave e altre storie, il libro di racconti per i ragazzi di Nisida. Per il legame che immaginavo ci fosse tra di loro, mi è sembrato naturale chiedergli di stampare L’isola di Roberto. Mi è venuto un nodo alla gola, quando Salvatore, i modi scarni e rapidi d’una gentilezza d’animo che non ha bisogno di formalità, ha risposto al mio: “Quanto costerà tutto questo?” con una frase che veniva dall’anima e non ammetteva repliche: “La stampa ce la metto io… In mezzo a tanti – e fece un gesto inequivocabile della testa – che persona che era Roberto… Mi fa piacere fare qualcosa per lui”.
 
-          a Benedetta Fontani. Dopo la presentazione a Capalbio, durante il festival dei corti, di Un vaporetto bianco fa la spola…(Marella Caracciolo, gentilissima ospite di un incontro indimenticabile commentò il mio lungo discorrere sulle attività a Nisida nell’ultimo anno con una frase che sembra una poesia: “Inutilmente cercavo per una rivista americana una luce proveniente da Napoli. Lei l’ha portata a casa mia”), Benedetta ha cercato di attuare un incontro all’Osservatorio degli Innocenti, un ponte tra Firenze e Napoli nel nome di Roberto. Un progetto ambizioso, che ancora non ha superato tutta la trafila di passaggi che fanno di una bella idea un programma in via di attuazione. Certo, metterebbe in moto realtà diverse e pezzi di territorio che sembrano lontani e hanno tanto da dirsi nel segno dell’intelligente costruzione di reti di conoscenza e di solidarietà.
 
-          a Tjuna Notarbartolo ed Angela Procaccini. Una bruna, l’altra bionda, entrambe minute e appassionate,forti e delicate – due fiori d’acciaio – non si potrebbe pensare a due donne tanto diverse. Non è bastata l’intelligenza e la sensibilità, hanno avuto bisogno di molto coraggio, come anima l’una del premio Morante l’altra di Leggiamoci fuori scuola per promuovere il senso e il valore di Un vaporetto bianco fa la spola…
 
-          a Daniela De Crescenzo, giornalista del Mattino, che, occupandosi dei mali di Napoli, non ha perso il gusto del bene e ogni volta che ha potuto ha dedicato uno spazio a Roberto e a Conchita Sannino, giornalista di Repubblica, che dal suo giornale di spazio per Roberto ne ha ottenuto molto meno ma con molta passione l’ha cercato.
 
-          al signore che mi ha scritto: “Mi chiamo… di origini campane, attualmente detenuto…. Mi sono permesso di scriverle perché nei giorni scorsi leggendo “Il Mattino” la mia attenzione si è soffermata su un articolo della giornalista Daniela De Crescenzo che parlava del carcere minorile di Nisida e dei progetti che si stanno portando avanti. Ma soprattutto del suo raccontare dell’esperienza positiva fatta da Roberto Dinacci con i ragazzi….” E alla lettera ha allegato un intenso memoriale, da leggere ai ragazzi: “Visto che anch’io provengo da quell’esperienza che, nel mio caso, mi ha portato fino al baratro. Da cui, fortunatamente, da molti anni ho avuto la forza di venirne fuori. Riappropriandomi di nuovo di quella serenità e dignità che quella esperienza mi aveva rubato. (…) Spero che questa mia testimonianza possa servire ai ragazzi per farli desistere completamente da scelte che potrebbero compromettere il loro futuro…”
 
-          a tutti quelli che, direttamente o indirettamente, hanno contribuito al blog e, in particolare, a Letizia.
 
-         a tutti quelli che mi hanno detto che è stata per loro una gioia ritrovare Roberto nelle pagine dell’Isola.
 
 
postato da: mariafranco alle ore 19:02 | link | commenti
categorie: biglietti dauguri
mercoledì, 03 dicembre 2008

L'etica della politica

Nel Sud si registra un pesante impoverimento morale e culturale della politica
Giorgio Napolitano, Napoli, 2 dicembre 2008
 
 
4 gennaio 2008. Napoli e i comuni limitrofi tutto un cumulo di spazzatura. Pianura e Quarto isolate.
Avevo già messo sul fuoco l’acqua per la pasta, quando arrivò Roberto, il volto scuro, la tensione nervosa trattenuta ma palpabile. Tolse dalla tasca del cappotto blu un comunicato dell’Ansa e me lo lesse soffermandosi sulle singole parole.
Mi chiese del Vaporetto ormai quasi pronto per la stampa: come una boccata d’aria per riprendere fiato dal peso dell’incapacità della politica di far fronte – eticamente e culturalmente nonché tecnicamente – a problemi così gravi.
Continuava a ripetere, elegante nei modi come sempre, ma era un urlo: “Se ne deve andare, se ne deve andare…. Se ne deve andare e non se ne va…”
 
postato da: mariafranco alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: letica della politica